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18 aprile 2026: si è tenuto a San Polo il Convegno diocesano "Generare alla fede"

  • 20 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

Un sabato da ricordare quello vissuto il 18 aprile a San Polo: circa 80 persone, tra adulti e bambini, provenienti da varie realtà ecclesiali della diocesi, si sono ritrovate all'Oratorio Helder Camara per approfondire il tema "Generare alla fede: la sfida educativa nella famiglia e nella Chiesa", con due relatori d'eccezione: il nostro arcivescovo mons. Giacomo Morandi e don Roberto Massaro dell'Ufficio CEI Pastorale Familiare. A 10 anni dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, la Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla ha proposto una giornata di riflessione e confronto, un'occasione per incontrarsi, ascoltare e confrontarsi su come accompagnare le famiglie e promuovere l’educazione alla fede e all’amore nella realtà di oggi.

I relatori al Convegno: Mons. Giacomo Morandi e don Roberto Massaro
I relatori al Convegno: Mons. Giacomo Morandi e don Roberto Massaro

Il vescovo ci ha guidati in una riflessione a partire dal brano di Luca (Lc 2,41-52): Gesù adolescente, unitamente ai suoi genitori, è membro attivo della comunità israelita e con loro si reca a Gerusalemme per la Festa di Pasqua. I genitori lo perdono di vista e, dopo tre giorni, lo ritrovano, mentre stava discutendo con i maestri della Legge, con se fosse tra pari. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose loro: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. La risposta di Gesù obbliga i genitori ad entrare in un'altra dimensione: è il rapporto unico e filiale tra Gesù e il Padre al quale il Figlio è totalmente sottomesso.

Attraverso vari e interessanti passaggi,

  • È faticoso capire tante vicende della nostra vita e la fede non è la soluzione di tutti i problemi.

  • Anche citando Dt 6,20, mons. Morandi ha sottolineato che la trasmissione della fede non è relativa a idee astratte, ma di una storia. La fede è un cammino ma a volte ci troviamo davanti a fatti che non comprendiamo, come è successo a Maria. La famiglia, prima di essere un impegno, è un dono.

  • La famiglia deve scegliere al suo interno delle priorità: così capisce e vive cosa significa occuparsi delle cose, o della casa, del Padre.

  • Dopo l'episodio raccontato dal Vangelo citato dal vescovo, Gesù riprende la sua vita normale: è il silenzio che precede ogni chiamata all'azione. Occorre la pazienza del contadino, meditando nel proprio cuore. Il compito della famiglia è tracciare con la nostra vita una storia di salvezza.


La locandina del Convegno
La locandina del Convegno

Il secondo relatore della giornata, don Roberto Massaro, ha ripreso il Patto educativo globale di papa Francesco del 2019, ponendosi alcune domande, richiamando Amoris Laetitia cap. 7:

  1. Dove sono i nostri figli?

  2. Possono ancora essere generati alla fede?

  3. La fede è ancora un bel messaggio?


Riprendendo una alla volta le domande, don Roberto ha sottolineato che noi adulti abbiamo il dovere conoscere i luoghi che frequentano i ragazzi e di cosa si interessano. Essi abitano "piattaforme di coabitazione" e mondi immersivi (gaming) come vere piazze sociali e sono proiettati nel mondo digitale come utenti ma anche come creatori. Sono attenti al benessere fisico e mentale (self-care) e alla sostenibilità ambientale. Non amano più la lettura, non guardano video lunghi, ma ascoltano podcast. Il loro cervello è diverso da quello degli adulti: oggi apprendono soprattutto per immagini. Non sentono il bisogno di memorizzare, perché tutto è a portata di mano attraverso lo smartphone. Man mano che crescono, i giovani si allontanano dalla Chiesa, vista come una cosa da ragazzi, e l'aspetto religioso non è d'interesse. Si può dire che essi sono diversamente credenti: sono alla ricerca di una spiritualità "nuova" ed esperienziale (cammini, arte, natura).


Don Roberto ha poi indicato come imprescindibile una stretta alleanza famiglia/Chiesa, con un cambiamento di prospettiva pastorale. Ha sottolineato che è necessario comprendere che trasmettere la fede significa "facilitare": integrare il messaggio di Gesù nel ritmo naturale e semplice della vita quotidiana.


In un'epoca di linguaggi percepiti come "vecchi", la bellezza rende il Vangelo familiare e possibile. Occorre quindi valorizzare la bellezza del creato e la bellezza del volto dell'altro come via verso il mistero e comprendere che la forza della famiglia risiede nella capacità di amare partendo dalle proprie fragilità e ferite.


La parte conclusiva delle relazioni della mattinata ha visto tutti i partecipanti impegnati in un lavoro sinodale: dopo l'ascolto interiore, si è passati alla condivisione, senza giudizio, cercando semplicemente di accogliere le suggestioni degli altri componenti del tavolo, dopo aver invocato lo Spirito Santo. Sono emerse delle domande conclusive da sottoporre ai due relatori per i lavori del pomeriggio.


Nello stesso salone dell'oratorio, grazie anche alla collaborazione di tanti, si è passati al momento del pranzo, mentre in cucina alcuni volontari della nostra unità pastorale "Terre del perdono" portavano a termine la preparazione dei cibi. I bambini, che nel frattempo sono stati intrattenuti dalle baby sitter in varie attività all'aperto, sono stati richiamati in salone per il pranzo. Anche questo è stato un bellissimo momento di aggregazione.


Il pomeriggio è stato articolato in tre momenti. Dapprima sono state sottoposte ai relatori le domande emerse dai gruppi. Quindi tutti i presenti sono stati invitati ad uscire negli spazi esterni per visitare a rotazione i sei stand allestiti, come espressione di altrettante esperienze significative:

CFE (Comunità Familiari di Evangelizzazione, Di casa in casa, Se tu conoscessi il dono di Dio, Gocce di speranza, Sempre per sempre, Nuovi germogli.


Rientrati poi in salone, tutti gli adulti hanno partecipato al momento conclusivo dell'Adorazione eucaristica con i canti e la preghiera di ringraziamento, guidata dal diacono Giosuè.


Con un plauso conclusivo ai due relatori e a tutti coloro che, a livello diocesano e locale, hanno organizzato e ospitato questo evento, nel cuore di tutti è sgorgata la lode al Signore per la giornata trascorsa insieme, invocando lo Spirito Santo, affinché, dalle riflessioni di ciascuno, possano nascere tanti frutti a livello familiare e comunitario.




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