San Celestino, martire romano: chiusura canonica delle reliquie a San Polo

Nel pomeriggio di venerdì 30 ottobre 2026, nella sagrestia nuova della chiesa del Castello a San Polo, il vicario generale mons. Giovanni Rossi, in rappresentanza del nostro vescovo Giacomo Morandi, ha chiuso canonicamente le reliquie di San Celestino martire, dopo la ricognizione canonica del 2015.
La cerimonia, molto semplice ma significativa, si è conclusa con la redazione di un verbale, in cui hanno apposto la propria firma mons. Rossi, il nostro parroco don Carlo, unitamente a due testimoni.
Non è stato solo un atto burocratico: si è trattato di un passaggio necessario e di preghiera per poter conservare queste reliquie. In passato, con i vari succedersi di parroci, ci si era dimenticati di apporre i sigilli, conditio sine qua non per poter esporre le reliquie alla venerazione.
La cerimonia di venerdì scorso è stata preparata anche attraverso la realizzazione di una interessante brochure, grazie alle ricerche di Mirko Bertolini. Il testo permette di capire i vari passaggi storici che ci hanno portato alla chiusura delle reliquie di San Celestino dentro la propria urna originale, oggi esposta nella chiesa del Castello.
Ricordiamo, infatti, che tra i tesori storici e spirituali custoditi nel corso dei secoli dalla nostra comunità di San Polo, un posto di primo piano spetta a San Celestino Martire. La sua storia unisce la Roma delle catacombe alla fede viva dei Sampolesi, passando attraverso secoli di tradizioni, feste solenni e recenti studi scientifici.
1. Dalle Catacombe di Roma a San Polo
Il Ritrovamento (1640): Il corpo del santo fu rinvenuto nelle Catacombe di San Callisto a Roma, accompagnato da un'epigrafe tombale recante la scritta Coelestinus in XP che significa Celestino in Cristo,. Donato inizialmente alla nobile famiglia Gabrielli, fu successivamente custodito in un'urna d'ebano e cristallo.
L'Arrivo in Paese (1656): Grazie all'abate Francesco Falconieri, l'urna fu donata all'arciprete don Genesio Storchi e accolta nella chiesa della Pieve l'11 luglio 1656. Nel mentre la festa liturgica fu fissata al 2 maggio.
2. Chi era San Celestino?
Le fonti storiche e i martirologi offrono diverse tradizioni sulla sua figura (tra cui quella alessandrina e quella ispanica legata alla persecuzione di Giuliano l'Apostata). Pur tra le incertezze tipiche dei documenti antichi, le analisi antropologiche hanno confermato che i resti conservati a San Polo appartengono a un giovane adolescente di sesso maschile, compatibile con i martiri dei primi secoli cristiani. Curiosamente, una leggenda popolare radicata tra gli anziani del paese raccontava persino di un'antica contesa con i vicini abitanti di Traversetolo per il possesso delle reliquie del giovane martire.
3. La Fede e la Festa dei Sampolesi
Per quasi tre secoli, la festa del 2 maggio è stata uno degli appuntamenti religiosi e sociali più importanti del paese:
Protettore delle Campagne: Per la vicinanza della data con le rogazioni e la forte vocazione agricola del territorio, San Celestino veniva invocato dai contadini contro la siccità, i parassiti e per la protezione dei raccolti (una tradizione viva fino ai nostri giorni con la benedizione dei trattori).
Il Cuore della Comunità: L'altare della Pieve a lui dedicato fu voluto e sostenuto direttamente dalla Comunità civile e dai parrocchiani, che ne curarono le spese, la portantina processionale e i solenni festeggiamenti.
4. Il Recupero e il Futuro delle Reliquie
Con il trasferimento della sede parrocchiale e l'abbandono della Pieve, la figura di San Celestino e la sua urna caddero progressivamente nell'oblio. Tuttavia, per evitare il degrado delle ossa, nel 2014 la Parrocchia ha promosso un importante intervento di restauro e un'indagine scientifica in collaborazione con esperti universitari (Torino, Genova e ARPAE).
Oggi le reliquie, consolidate e custodite nella loro urna originaria, sono pronte per ritrovare una collocazione dignitosa. Questo percorso di riscoperta non è solo un atto di tutela storica, ma un invito a riannodare il filo della devozione con il nostro passato, restituendo alla comunità di San Polo un tassello prezioso della propria identità spirituale.





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