Sabato 1° agosto 2026: festa patronale a Ceredolo de' Coppi
- 6 giorni fa
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La parrocchia di Ceredolo de’ Coppi, ultimo lembo del territorio dell’Unità Pastorale al confine con Casina, ha festeggiato sabato 1° agosto la solennità di San Pellegrino re ed eremita, titolare della chiesa e patrono della comunità.

Come ogni anno la Messa serale ha radunato quasi tutti gli abitanti della piccola frazione canusina. Quest’anno la celebrazione è stata presieduta da padre José M. Carvajal Gallardo, dei Padri Barnabiti, da qualche anno collaboratore estivo nella nostra Unità Pastorale. La liturgia e la predica del padre hanno insistito sulla figura dell’eremita e del silenzio, della rinuncia al mondo e all’attaccamento alle cose terrene. San Pellegrino, infatti, era un principe scozzese che rinunciò al trono per farsi pellegrino a Roma e in Terrasanta; al rientro in patria decise di fermarsi sull’Appennino, tra Modena e Lucca, dove visse da eremita fino alla morte nell’anno 643.
Pellegrino, che abitò dentro un albero cavo, aveva un solo compagno, Bianco, che era il suo servo e che decise di condividere col padrone la dura vita di consacrazione silenziosa sulle nostre montagne. La parrocchia di Ceredolo, nata in tempi piuttosto recenti, nel 1856, scelse di avere come patrono San Pellegrino, la cui chiesa esisteva nel territorio già da duecento anni.
Padre Josè, nella sua omelia ha ricordato come la figura del Santo ci offra spunti di riflessione sempre attuali:
• Ricerca dell'essenziale: San Pellegrino abbandona le ricchezze e il titolo regale. Ci ricorda che la felicità non dipende dai beni materiali.
• Potere del silenzio: Sceglie l'eremo per ascoltare sé stesso e Dio. Invita a trovare spazi di calma nella nostra quotidianità frenetica.
• La vita come pellegrinaggio: Il suo nome stesso indica una condizione dello spirito. Siamo tutti viandanti alla ricerca di un senso.
• Superamento dei confini: Attraversa l'Europa a piedi. Dimostra che la fede abbatte le barriere geografiche e culturali.
• Armonia con la natura: Vive nei boschi dell'Appennino tosco-emiliano, dentro il tronco di un albero. Insegna il rispetto profondo per l'ambiente.
• Ospitalità verso i deboli: Nonostante l'isolamento, aiuta i passanti smarriti. Ricorda l'importanza dell'altruismo verso chi soffre.
In definitiva, San Pellegrino ci lascia un messaggio universale: per ritrovare se stessi e gli altri, a volte è necessario fare un passo indietro, cercare il silenzio e mettersi in cammino con umiltà.
Al termine, la comunità ha offerto un momento conviviale a tutti i partecipanti!











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