2 agosto 2026 a Vedriano: Solennità di Gesù Ss. Salvatore
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La piccola comunità di Vedriano festeggia il proprio santo patrono, Gesù Ss. Salvatore, nel giorno della Trasfigurazione del Signore che si celebra il 6 agosto e anticipata quest'anno alla domenica precedente. Tale ricorrenza a tutti cara ha riproposto due momenti fondamentali: la santa messa e il successivo e tradizionale rinfresco conviviale.

Accanto al nostro parroco don Carlo, che ha celebrato la santa messa, erano presenti anche il diacono Giosuè e l'accolito Mirko. Il Coro di Roncaglio ha animato la liturgia, che ha seguito le letture proprie della solennità, che, come di norma nel caso delle feste, prevalgono su quelle della domenica.
Molto diretta e coinvolgente è stata l'omelia di don Carlo. Le letture proposte per questa festa (in particolare il brano evangelico di Matteo 17,1-9 e le letture di accompagnamento come la visione di Daniele o la testimonianza di Pietro) ci offrono uno scorcio abbagliante sulla divinità di Cristo, ma ci parlano in modo profondamente tenero anche del nostro cammino umano, segnato inevitabilmente dalla fragilità e dal dolore.
Don Carlo ha ricordato che Gesù sale sul monte Tabor portando con sé tre discepoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Qui si trasfigura: il suo volto brilla come il sole e le sue vesti diventano candide. È un'anticipazione della risurrezione, uno svelamento temporaneo della sua identità profonda di Figlio amato dal Padre. Mosè ed Elia – che rappresentano la Legge e i Profeti – conversano con lui, suggellando come tutta la storia della salvezza trovi in Gesù il suo compimento. E qui il nostro parroco ci ha sollecitati in una riflessione diretta sullo smarrimento che talvolta vive ciascuno di noi. Davanti a tanta grandezza e alla nube luminosa che li avvolge, i discepoli non provano solo stupore ("È bello per noi essere qui!"), ma vengono sopraffatti dal terrore e cadono con la faccia a terra. È l'istintiva reazione dell'essere umano di fronte al divino, il senso di inadeguatezza e di fragilità della creatura di fronte al Creatore. Perchè, ha sottolineato don Carlo, proprio in questo contesto di "paura" e di limite umano, la pagina evangelica rivela il volto di Gesù come Salvatore dell'uomo fragile.
Di fronte ai discepoli atterriti e prostrati a terra, Gesù non rimane distante nella sua gloria inavvicinabile. Il testo di Matteo sottolinea un gesto di una tenerezza ineffabile: «Gesù si avvicinò, li toccò e disse: "Alzatevi e non temete"»: la salvezza di Cristo passa attraverso il contatto fisico. Egli si china sulla nostra polvere, tocca le nostre paure, entra nelle nostre miserie. Non ci chiede di salire alla sua altezza con le nostre forze, ma è Lui che si abbassa a toccarci quando siamo a terra.
La forza rassicurante della sua voce che dice «Non temete» anche per noi è di grande aiuto. L'uomo, ha concluso don Carlo, sperimenta continuamente il dolore, il limite della malattia, il lutto e l'incertezza del futuro. In tutti questi "inverni" dell'anima, la salvezza cristiana non consiste nell'eliminare magicamente ogni croce, ma nel sentire la vicinanza di un Dio che ripete: "Sono qui, non temere". La trasfigurazione serve a preparare i discepoli al momento buio che verrà: la Passione e la croce. Quando arriverà il dolore del Getsemani e del Calvario, essi sapranno che quell'uomo sofferente e umiliato è lo stesso che ha mostrato la gloria sul Tabor.
La Trasfigurazione non è dunque una fuga dalla realtà, ma una promessa fatta alla nostra fragilità: ci ricorda che la nostra vita mortale è destinata alla luce e che ogni volta che cadiamo a terra vinti dal dolore o dalla paura, c'è una mano tesa, quella del Signore, pronta a toccarci, a rialzarci e a restituirci la pace e la gioia eterna.
Al termine della santa messa, don Carlo ha ringraziato i fedeli presenti, il Coro di Roncaglio e tutti coloro che hanno preparato con cura un piacevole momento conviviale all'esterno della chiesa.









































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