Sagra di Santa Maria Maddalena a Cerezzola
- 28 lug
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Aggiornamento: 29 lug

Mercoledì 22 luglio numerose persone hanno partecipato a Cerezzola alla tradizionale sagra di Santa Maria Maddalena che ha previsto tre momenti:
processione con Rosario e benedizione delle acque
celebrazione della santa Messa
intervento di Normanna Albertini, scrittrice e ricercatrice storica.
Ripercorriamo quelle ore, proprio grazie a Normanna, che ci ha inviato il testo che segue, molto interessante e utile per conoscere meglio la tradizione del luogo e la figura di Maria Maddalena.
L’acqua e una domanda
La celebrazione è iniziata con un gesto antichissimo: la benedizione dell’acqua, molto suggestiva, compiuta da don Paul Poku Kwaku. Qui, come in Ghana, suo paese natale, l’acqua è elemento vivo che trasmette la santità di Dio, quindi da proteggere e rispettare.
L’acqua disseta, purifica, fa nascere. È un segno semplice e potente, che ci invita a guardare il luogo in cui ci troviamo.
Siamo a Cerezzola, su un piccolo poggio tra il rio Cerezzola e la valle dell’Enza. Qui, lungo un antico percorso di passaggio, sorge un oratorio romanico dedicato a Santa Maria Maddalena.
La domanda nasce spontanea: perché proprio lei? Perché, nelle terre dei Canossa, la Maddalena ricorre così spesso, in chiese, cappelle, oratori disseminati tra Reggio, Modena e Parma?
Se li segnassimo su una carta, apparirebbe una trama fitta, quasi sorprendente. Coincidenza? O memoria più antica?
Seguire queste tracce significa ascoltare il paesaggio, la storia e il Vangelo.
La donna del Vangelo
Maria di Magdala è una delle figure più luminose del Nuovo Testamento. Rimane sotto la Croce quando molti fuggono. Ed è lei, secondo Giovanni, la prima a incontrare il Cristo risorto. A lei Gesù affida il primo annuncio della Risurrezione: per questo la Chiesa la chiama Apostola degli Apostoli.
Nei Vangeli, però, Maria di Magdala non è mai definita prostituta, né è Maria di Betania, né la peccatrice anonima che unge i piedi di Gesù. Sono tre figure distinte. La loro fusione è frutto della storia successiva.
Il primo Gregorio
Nel 590 diventa papa Gregorio I, detto Gregorio Magno. Nel 591, nella sua Omelia XXXIII, unisce in
un’unica figura Maria di Magdala, Maria di Betania e la peccatrice anonima. Nasce così la Maddalena penitente, che segnerà l’arte e la devozione occidentale per oltre un millennio.
Gregorio Magno lascia anche un’altra eredità: invita i missionari a non distruggere gli antichi templi pagani, ma a purificarli e consacrarli. È uno dei testi fondamentali per comprendere l’inculturazione: la fede cristiana non sempre cancella ciò che trova, spesso lo trasforma.
L’acqua ricorda
Molti luoghi dedicati alla Maddalena sorgono presso sorgenti, rii, grotte, montagne. Anche questo
oratorio. Non possiamo dimostrare che sostituiscano antichi luoghi di culto, ma la cristianizzazione di spazi già ritenuti sacri è ben documentata.
Per questo alcuni studiosi ipotizzano che una parte delle dedicazioni alla Maddalena si sia innestata su paesaggi sacri più antichi, dove l’acqua rappresentava vita, fertilità, rigenerazione.
Esiste persino un’ipotesi linguistica che collega antichi toponimi alla radice mad- legata all’acqua, da cui deriva anche madido. Sono ipotesi, certo. Ma ricordano una verità semplice: l’acqua conserva la memoria dei luoghi.
Il secondo Gregorio e Matilde
Cinque secoli dopo, nel 1073, diventa papa Gregorio VII. La sua riforma nasce dal rinnovamento
spirituale dei monasteri benedettini e cluniacensi.
Ed è qui che incontriamo Matilde di Canossa, la Gran Contessa. Sostiene il Papa, lo protegge, gli rimane accanto quando molti lo abbandonano.
Il paragone con Maria di Magdala non è storico, ma simbolico: Maria rimane accanto a Cristo nel
momento della prova; Matilde rimane accanto al Papa nel cuore della riforma. Maria è la prima testimone della Risurrezione; Matilde è testimone e protagonista della rinascita morale che la Chiesa cerca dicostruire.
Due donne lontane nel tempo, unite da una stessa fedeltà.
Tre memorie, una sola acqua
L’oratorio di Cerezzola è documentato dal XII secolo. Più tardi vi vive suor Richildina, che cerca il
silenzio e, disturbata dal passaggio dei pellegrini, si ritira più in alto, verso il Ventasso, dove un altro eremo è dedicato alla Maddalena.
Questo piccolo oratorio custodisce tre memorie:
la memoria più antica: la roccia, i boschi, le sorgenti;
la memoria evangelica: Maria di Magdala, prima testimone del Risorto;
la memoria medievale: Gregorio Magno, i monasteri, Gregorio VII, Matilde di Canossa.
Tutto converge nell’acqua: quella che sgorga dalla montagna, quella che don Paul ha benedetto, quella del Battesimo che nella tradizione cristiana è passaggio dalla morte alla vita.
Le sorgenti dell’Appennino parlavano già di vita prima del cristianesimo. Il Vangelo ha dato a quell’acqua un significato nuovo, senza cancellarne la forza simbolica. E la Maddalena è diventata uno dei volti attraverso cui questa terra racconta la speranza della Risurrezione.
Così, quando usciamo dall’oratorio e ascoltiamo il rumore dell’Enza, non sentiamo soltanto scorrere un fiume. Sentiamo scorrere una memoria che attraversa i secoli e continua a dare vita.















































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